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Le cantine Pallavicini

Il Lazio ha una storia vinicola antica basata su vini popolari e di largo consumo quali il Frascati, l’Est Est Est, il Cesanese, etc., ma solo da ultimo ha iniziato ad affinare la qualità dei vini ed a tutelare le sue produzioni. Testimonianza principale sono le tre DOCG recentemente costituite del Frascati, Frascati Cannellino e Cesanese del Piglio cui si affiancano altre 26 DOC (forse anche troppe!) e varie IGT. I venditori di vino sfuso che scendevano a Roma ed i fornitori privilegiati dei Papi si sono trasformati in moderne aziende di dimensioni qualche volta anche grandi che hanno via migliorato qualità e finezza dei vini prodotti sino a competere con i “campioni” nazionali. Tra queste le Cantine Principe Pallavicini che, insieme ad alcuni amici appassionati, siamo andati a visitare.
L’azienda è a Colonna, a pochi chilometri da Roma sulla Via Casilina, su un territorio che dalla valle risale sul costale della collina di Pasolina dove vengono coltivati i rossi. Nella valle, per circa 50 ettari, sono impiantate le tradizionali malvasia puntinata, di Candia, il trebbiano giallo, il bombino ma anche grechetto e falanghina. Tra i rossi, coltivati sui 15 ettari circa della collina, troviamo un interessante clone di Cesanese, presente sul territorio da circa 90 anni , cabernet franc e sauvignon ( anche questi presenti zona già da tempi molto antichi) ed infine il petit verdot, che nel Centro Italia ha trovato una delle zone in cui raggiunge la sua massima espressività.
Ci ha accompagnato Mauro De Angelis, agronomo dell’azienda, Presidente del Consorzio tutela Frascati, figura di rilievo nella creazione della DOCG Frascati Superiore ma soprattutto grande esperto ed appassionato di vino oltre che splendido ospite.
L’azienda si trova al centro della zona Marmorelle (da cui, l’omonimo Frascati) dove dispone di una cantina molto ben attrezzata con impianti all’avanguardia tra cui quelli necessari per le lavorazioni a freddo ed in assenza di ossigeno. I legni sono invece nel sottosuolo dove, sfruttando i resti di un antico a acquedotto romano, si sono ricavate nel corso dei secoli le suggestive cantine a tunnel dove i vini vengono affinati sfruttando temperature ed umidità naturali. Cantine che non hanno nulla da invidiare, se non forse la dimensione, alle famose cantine sotterranee francesi, fatte del resto in buona parte dai romani. Da vedere senz’altro!
Veniamo ai vini che abbiamo degustato alla fine della visita. La Pallavicini produce circa 600.000 bottiglie con un vasto assortimento di bianchi e rossi provenienti anche dalla tenuta di Cerveteri, tutti ben descritti e dettagliati nel loro sito. Mi limiterò quindi a citare quelli che ci hanno emozionato di più nelle loro rispettive categorie.
Iniziamo dal Frascati Superiore Poggio Verde, perfetto esempio di come lavorando sulla qualità e sulla selezione si possa arrivare a produrre un bianco laziale estremamente fine ed elegante sì da portarlo a competere ai più alti livelli della categoria. E’ un DOC composto da Malvasia di Candia (50%), Puntinata (20%), trebbiano toscano, greco e grechetto. E’ un vino come abbiamo detto molto raffinato con olfatto tra il floreale e la frutta esotica, colore delicato e sapore estremamente raffinato ed armonico. Insomma un prodotto costruito per essere di punta e, se vogliamo, dedicato più all’export che non al mercato interno, ma veramente gradevole. In ogni caso da non perdere anche per l’ottimo rapporto tra qualità e prezzo. Per aperitivi, antipasti delicati, pesce, crostacei e simili.
Veniamo invece ad una altro genere di vino, forse più fedele alla tradizione romana del vecchio frascati. Si tratta di una malvasia puntinata del Lazio in purezza, vendemmiata in parte in leggera sovra maturazione, macerata sulle bucce per 12/24 ore ed affinata sulle fecce per 4-5 mesi. Ne esce un vino di colore giallo paglierino profondo con intenso olfatto floreale e fruttato, di buona sapidità, piacevole al palato e con una struttura di tutto rispetto per un bianco. Qui come abbinamento possiamo arrivare sino alle carni bianche e, nel rispetto della tradizione, anche alla carbonara! Un bianco consigliabile a chi ama, come il sottoscritto, quelli un pochino più strutturati e meno fruttati e floreali.
Dei rossi particolarmente interessante come vino “quotidiano” è “il Rubillo, cesanese in purezza ottenuto dal clone coltivato sulle colline di Pasolina, affinato solo in acciaio ed imbottigliato relativamente giovane. Bel rosso rubino, olfatto fruttato e speziato, gusto relativamente morbido e gradevole per essere un cesanese. Perfetto per la cucina romana ed appunto da tutti i giorni anche per l’ottimo rapporto prezzo/qualità.
Ottimo invece l’Amarasco, stesso cesanese, raccolto dopo leggero appassimento in vigna con cernita delle uve ed affinato per 12 mesi in botti di rovere. Vino al naso decisamente più speziato, di corpo e struttura notevole ma sempre avvolgente e morbido al gusto, con tannini ben equilibrati. Evidentemente il Cesanese, nel territorio dei Castelli, perde un pò della sua tipica ruvidità. Abbinamento con carni rosse, arrosti, etc.
Da non perdere infine anche il Moroello, composto da un 60% di Merlot ed un 40% di sangiovese grosso ( quello del Brunello). Vino proveniente dalla tenuta di Cerveteri (quasi di fronte al mare) di particolare intensità e struttura con tannini importanti ma non aggressivi. Affinato in barrique per circa 12 mesi cui ne seguono altri 6 in bottiglia. Qui il merlot ed il sangiovese contribuiscono in perfetto equilibrio a dare al vino forza, struttura equilibrio ed armonia. Anche in questo caso carni rosse. Arrosti , formaggi stagionati. Per chi ama il gusto un po’ più avvolgente del Merlot.
Per concludere se vi capita di passare dalle parti del Castelli Romani, vale la pena di fare una sosta alle Cantine Pallavicini a Colonna od almeno al loro spaccio aziendale , se non altro per degustare un paio dei loro ottimi vini. Se poi siete intorno all’ora di pranzo fermatevi al vicino ristorante “Il Bersagliere”: cucina romana di qualità con carciofi alla giudia e pasta cacio e pepe da goduria !!