Il vino e la crisi

In Italia i consumi di vino sono crollati di un 20% dall’inizio della crisi nel 2008.

Purtroppo uno degli effetti della crisi semi permanente in cui viviamo da anni ha ridotto drasticamente i consumi interni di vino, pur compensandoli in parte con l’export. Questo fenomeno implica alla fine una ridistribuzione di ricchezza dai produttori piccolo medi a quelli più grandi che possono più facilmente esportare o reggere il peso economico e finanziario della grande distribuzione che chiede al contempo grandi quantità, grandi sconti e tempi lunghi di pagamento. Implica altresì la contrazione della produzione e dell’offerta degli autoctoni che, come non mi stancherò mai di ripetere, sono la vera ricchezza del nostro Paese. Autoctono corrisponde infatti a zone limitate e piccole produzioni.
Fortunatamente abbiamo qualche contro esempio con un lieve aumento delle vendite aglianico, morellino, vermentini vari, etc. Sembra che ci stiamo orientando verso una diminuzione della quantità in favore della qualità e della scelta territoriale oculata. Speriamo sia così e che dalla crisi, che prima o poi dovrà finire, nasca una maggiore e più rafforzata cultura del buon bere. Non ricordo quale autore disse che la vita è troppo breve per bere cattivo vino!